Associazione Italiana Sindromi Neurodegenerative da Accumulo di Ferro | Diagnosi
La diagnosi delle NBIA si basa essenzialmente su criteri clinici e radiologici; la conferma genetica di una specifica malattia si raggiunge in circa il 60% dei pazienti mentre nella restante porzione non è possibile identificare alcuna mutazione nei geni noti
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Diagnosi

Diagnosi

La diagnosi delle NBIA si basa essenzialmente su criteri clinici e radiologici; la conferma genetica di una specifica malattia si raggiunge in circa il 60% dei pazienti mentre nella restante porzione non è possibile identificare alcuna mutazione nei geni noti.

Risonanza magnetica

La risonanza magnetica (RM) dell’encefalo è fondamentale nel percorso diagnostico di tutte le forme di NBIA perché permette di evidenziare l’accumulo di ferro in regioni specifiche del cervello.

La RM è stato il primo esame che ha permesso una diagnosi in vivo di NBIA. Le alterazioni radiologiche che sono state associate a NBIA sono rappresentate dall’accumulo di ferro nei nuclei della base, visibili come alterazioni ipointense nel nucleo pallido e nella parte reticolata della sostanza nera, nelle immagini T2 pesate.

 

L’accumulo di ferro alla RM può avere delle caratteristiche differenti tra le varie forme di NBIA.

 

Nel caso della PKAN, è caratteristico il segno dell’”occhio di tigre” a livello del nucleo pallido, nelle sezioni coronali o trasverse T2-pesate, e si presenta come una regione centrale di iperintensità circondata da un’area ipointensa. Questa specifica alterazione di segnale è altamente correlata con la presenza della mutazione PANK2, sia nelle forme classiche che in quelle atipiche della malattia, anche se sono descritti pazienti senza l’occhio di tigre in particolare nelle fasi precoci della malattia La RM dell’encefalo, se svolta in un centro altamente specializzato, è un esame sensibile e specifico e può essere utilizzato nella pratica clinica per identificare quei pazienti in cui è indicato procedere all’analisi molecolare del gene PANK2. Può essere inoltre utilizzata per diagnosticare la malattia, con un certo grado di sensibilità e specificità, in fratelli pre-sintomatici di pazienti affetti. Alcuni soggetti affetti da PKAN mostrano delle calcificazioni a livello dei nuclei della base visibili come iperdensità alla TAC

Indagini di laboratorio

In genere nei soggetti con NBIA non vi sono alterazioni significative degli esami di laboratorio di routine, ma in alcune forme vi sono alterazioni che possono essere di suggestione diagnostica.

Nei pazienti affetti da PLAN, in particolare nella forma ad esordio precoce (INAD), si rileva frequentemente un aumento plasmatico delle LDH.

Nel caso dell’aceruloplasminemia, la diagnosi in un soggetto sintomatico è supportata dall’assenza di ceruloplasmina serica in associazione alla presenza di una o più delle seguenti combinazioni: ridotta concentrazione serica di rame, ridotta concentrazione serica di ferro, aumentata concentrazione di ferritina serica e un aumento nella concentrazione epatica di ferro.

Nei pazienti con neuroferritinopatia, un indice diagnostico utile è la riduzione della ferritina sierica, analisi disponibile in ogni laboratorio di analisi cliniche.

Analisi molecolare

Il metodo più comunemente usato per la diagnosi molecolare delle NBIA è l’analisi delle sequenze geniche. L’analisi delle sequenze permette di “leggere” il DNA, lettera per lettera, per vedere se ci sono cambiamenti (mutazioni).

L’analisi molecolare mediante sequenziamento del DNA può essere effettuata per tutti i geni causativi delle diverse forme di NBIA.

 

Il Centro di Riferimento per approfondimenti genetici sulle diverse forme di NBIA è l’Istituto Neurologico “C.Besta” di Milano (Dott.ssa Barbara Garavaglia). Sulla base del sospetto diagnostico derivato dal quadro clinico-radiologico è possibile analizzare un gene specifico, oppure analizzare simultaneamente tutti i geni noti delle NBIA (pannello genetico).

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