Associazione Italiana Sindromi Neurodegenerative da Accumulo di Ferro | Terapie sperimentali NBIA
I chelanti del ferro (in particolare il deferiprone) sono agenti che legano e rimuovo il ferro. Sono stati proposti nelle NBIA partendo dall’osservazione di un beneficio clinico e della riduzione della quantità di ferro a livello cerebrale in singoli pazienti o in piccole casistiche, affetti da varie forme di NBIA. Nel 2016 si è conclusa una sperimentazione internazionale in doppio cieco con deferiprone su un gruppo molto numeroso di pazienti affetti da PKAN, i cui risultato dovrebbero chiarire l’efficacia o meno di questa terapia.
Chelanti del ferro, pazienti affetti da PKAN, antiossidante Coenzima Q10,
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Terapie sperimentali

Terapie sperimentali

Chelanti del ferro

I chelanti del ferro (in particolare il deferiprone) sono agenti che legano e rimuovo il ferro. Sono stati proposti nelle NBIA partendo dall’osservazione di un beneficio clinico e della riduzione della quantità di ferro a livello cerebrale in singoli pazienti o in piccole casistiche, affetti da varie forme di NBIA. Nel 2016 si è conclusa una sperimentazione internazionale in doppio cieco con deferiprone su un gruppo molto numeroso di pazienti affetti da PKAN, i cui risultato dovrebbero chiarire l’efficacia o meno di questa terapia.

Acido pantotenico

L’esistenza di un’attività enzimatica residua in alcuni pazienti affetti da PKAN fa nascere la possibilità di un trattamento eziologico con alte dosi di pantotenato, substrato dell’enzima PK. Il pantotenato non ha effetti tossici nell’uomo anche ad alte dosi (fino a 10 mg/die di acido pantotenico o pantotenato di calcio per varie settimane). L’efficacia di una supplementazione alimentare di pantotenato attualmente non è nota. Dati recenti sembrano tuttavia indicare che il composto non è in grado di passare la barriera emato-encefalica e di raggiungere le cellule dei nuclei della base.

Altri composti

Data l’osservazione di retinopatia in una larga parte di pazienti affetti da PKAN e tenendo in considerazione il ruolo del CoA nella sintesi e degradazione degli acidi grassi e l’importanza dell’acido docosaexanoico (DHA) come costituente principale della membrana dei fotorecettori a bastocello, si può presumere che il DHA possa avere un ruolo nel prevenire questa complicanza, sebbene non siano ancora stati effettuati degli studi in proposito. La sostanza, che non risulta essere tossica, potrebbe essere assunta come integratore alimentare sotto forma di acido grasso omega-3.

Considerato che studi sulla patogenesi del difetto di PKAN hanno messo in evidenza un accumulo di cisteine all’interno dei neuroni con conseguente aumento di radicali liberi, è senz’altro razionale tentare di associare ai vari tentativi terapeutici la somministrazione di un potente antiossidante per via orale come il Coenzima Q10. È auspicabile la programmazione di un trial in aperto su un numero limitato di pazienti per valutare l’entità del miglioramento clinico. Un tentativo su 2 pazienti affetti da difetto di PKAN non ha comunque dimostrato un peggioramento dei sintomi, ed in un paziente ha probabilmente rallentato la progressione della malattia. Tuttavia conclusioni definitive sull’uso del Coenzima Q10 nei pazienti con difetto di PKAN potranno essere tratte soltanto dopo l’esecuzione di trials clinici appropriati e ben controllati.

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